Una ricerca americana mostra il legame tra l'esposizione alla violenza virtuale e l'aumento della violenza nel mondo reale.
I videogiochi violenti, ma anche i film e i programmi televisivi dello stesso tenore, hanno la stessa pericolosità del fumo di sigaretta.
Secondo Rowell Huesmann e Brad Bushman, dell'Università del Michigan, che hanno analizzato più di 50 anni di ricerche sull'impatto della violenza nei media, "l'unico effetto leggermente maggiore dell'effetto della violenza nei media sull'aggressività è quello del fumo di sigaretta sul cancro al polmone".
I ricercatori hanno considerato la notevole quantità di tempo passata da bambini e ragazzi davanti alla televisione (che, sempre secondo la ricerca, offre programmi che per il 60% contengono scene di violenza) e quella passata con i videogiochi; hanno riscontrato una sempre maggiore identificazione dei giovani spettatori o giocatori con i personaggi di fantasia e un aumento della loro aggressività nel mondo reale, specialmente quando questi bambini diventano adulti.
L'aumento dell'interazione soltanto virtuale con altre persone o l'assenza totale di interazione, dovuta alla televisione dove gli eroi agiscono all'interno di storie programmate, priva i bambini del confronto con persone in carne e ossa e interferisce con lo sviluppo del senso della misura e con la distinzione tra ciò che si può fare perché ci si trova in un mondo di fantasia e le conseguenze che le stesse azioni hanno nel mondo reale.
In pratica, i più "anziani", quelli ormai diventati adulti da qualche tempo, che passavano il tempo davanti alla televisione, al computer o alle console ma avevano anche modo di trascorrere il pomeriggio insieme agli amici, non correvano gli stessi rischi dei ragazzi attuali, per i quali invece buona parte delle relazioni si svolgono soltanto online.
"La ricerca mostra chiaramente che l'esposizione alla violenza virtuale aumenta il rischio che sia i bambini che gli adulti si comporteranno in modo aggressivo", dice Huesmann.
Naturalmente non tutti i bambini esposti alla violenza diventeranno aggressivi; lo scopo ultimo della pubblicazione dei risultati di questa ricerca è invitare i genitori a controllare i propri figli, perché questi ultimi possano avere gli strumenti per rendersi conto pienamente delle conseguenze delle proprie azioni e della differenza tra mondo reale e virtuale, così da poter continuare a massacrare i nemici al computer senza per questo reagire in modo spropositato a ogni rimprovero.
Non è quindi il videogioco o il film in sé a dover essere condannato: il problema nasce quando le uniche "finestre sul mondo" per un bambino sono la televisone o la PlayStation.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 29-11-2007]

Da quando li vidi per la prima volta me ne innamorai, il loro sound mi riportava indietro di anni, mi dava un senso di allegria, spensieratezza, tanta energia e voglia di ballare, lui poi, il cantante, si muoveva come un Nureiev di giovane età, con quel suo modo di mettere e togliere i Ray-ban e di oscurare e illuminare i suoi fantastici occhi dallo sguardo penetrante.
La sua voce funky era capace di perforare i timpani in modo lieve e indolore, di accendere antichi e assopiti ormoni lussuriosi: sto parlando dei Ridillo e del loro cantante Bengi!
Da quella sera decisi di seguirli ovunque, cioè quando si sarebbero esibiti nella mia città.
I Ridillo sono un gruppo non famosissimo (cioè non come i Duran Duran, i Depeche Mode, i Nomadi, Orietta Berti), ma hanno alle spalle una lunga e interessante esperienza con autori e cantanti del calibro di Gianni Morandi, Eumir Deodato, ecc... (per i dettagli si veda il loro sito web).
Ebbene, quella sera andai a casa, accesi il computer, navigai per il loro sito e mandai una mail di complimenti alla quale, con mio grande stupore e gioia, risposero subito (la conservo ancora, si sa mai dovessero diventare di fama mondiale).
Gli anni passano e i Ridillo proseguono con i concerti in città molto lontane dalla mia: quindi non li vado mai a vedere.
Mi intorto via internet un tizio di Mantova, la città dei Ridillo, e dopo qualche miagolìo virtuale ottengo da lui in regalo il primo cd del gruppo (è stato più facile che scaricarselo dal web).
Delle canzoni del loro primo cd mi innamoro subito di “Cartoline Jazz”, “Festa in due” (quella che fa: due due due festa in due... e che bisogna cantare con due dita alzate al cielo, così ordina Bengi), e “Un mondo nuovo” tanto che le imparo involontariamente a memoria a forza di ascoltarle. Il loro testo viene pure utilizzato in stage di teatro-danza per i miei vocalizzi.
Un bel giorno vengo a sapere che i Ridillo suonano nella mia città, ma non ho la data precisa: mando loro una mail e quasi prontamente mi confermano la data, l'ora, il luogo, la scaletta delle loro canzoni, i vestiti che indosseranno e cosa mangeranno prima di esibirsi.
Arriva la sera del concerto, dove mi agghindo a dovere, entro nel locale e... dopo un minuto mi vedo passare davanti Bengi (o almeno credo sia lui); lo prendo per un gomito, me lo strattono più vicino per vederlo meglio (praticamente a 1 centimetro dalla mia faccia) e gli dico:
Ciao, sono Profondoblog, quella che ti ha mandato un sacco di mail....
Ciao!
Volevo solo farvi i complimenti, siete bravissimi!
Grazie!
La lunga conversazione avuta con Bengi mi agita tutta e mi fa strappare i capelli dalla gioia.
Durante il concerto non posso esimermi dal canticchiare le mie tre canzoni preferite proprio lì in prima fila, davanti al gomito sinistro, quello ancora salvo, di Bengi.
A fine concerto corro di nuovo da lui e gli faccio ancora i complimenti: tutto ciò mi fa guadagnare un sorriso e un ciao al momento della sua partenza.
Proprio l'altra sera i Ridillo sono tornati nel solito locale della mia città: naturalmente ho mandato loro una mail affinché mi confermassero da data precisa ed essi mi hanno risposto.
Entro nel locale e di nuovo vedo Bengi che mi passa a 1 centimetro di distanza (il locale è praticamente un buco e tutti per forza devono passare a 1 centimetro di distanza per andare da qualsiasi parte); mi vede, mi sorride e... mi saluta! Si è ricordato di me! Fantastico! Già è difficile che un uomo si ricordi di una donna figuriamoci se una celebrità si ricorda di una sua fan!
A inizio concerto mi piazzo davanti all'ombelico del cantante e faccio finta di cantare le solite tre mie canzoni preferite.
Quando ad un certo punto Bengi inizia con “due due due...” io mi metto a ballare energicamente, poi si ferma, la musica cessa, tutti si inzittiscono e lui dice indicando col dito:
quella ragazza lì!
Io?????
Quella ragazza lì, vieni qui, è veramente brava!
...
mi avvicino al palco e già mi vedo a duettare con un balletto guancia-guancia assieme lui: il mio sogno che si avvera, per anni ho aspettato questo momento, l'alcol che mi circola nel sangue toglie tutte le inibizioni e stasera voglio proprio sentirmi protagonista.
Nel momento in cui inizio a sciogliermi Bengi si blocca, mi guarda e mi dice:
no, non tu...

...quella là dietro, vieni avanti, sei stata l'unica ad aver alzato le due dita quando è iniziata questa canzone! Ti regaliamo un cd!
Come vedere un sogno costruito per anni arrivare al famoso centimetro di distanza e subito sparire nel nulla.
Cioè io dico, ho cantato a squarciagola canzoni che nessuno conosceva (forse nemmeno i Ridillo per come le ho cantate), ho ballato tutta sera davanti al Bengi, gli ho fatto sei miliardi di complimenti via mail, e questo qui regala un cd ad una ragazza che in quel momento si stava scaccolando il naso con due dita e stava tirando ciò che vi aveva trovato in mezzo alla folla! Ma roba da matti!
Naturalmente assopisco la delusione e la rabbia e soprattutto faccio finta di essere contenta per quella fortunata, appaludo e quando mi urta per passare per andare sul palco a prendere il cd, le sussurro in un orecchio:
Ormai infelice a fine concerto giro le spalle al Bengi che si adopera per sbaraccare il palcoscenico. Anzi me ne allontano andando a ballare addirittura nell'altra sala, quella piena di fumatori incalliti e incancreniti anche nei capelli.
Bengi sbaracca, passa di nuovo davanti a me per uscire dal locale, mi guarda, mi sorride e mi dice:
Io gli rispondo solo con un minimo movimento della mano e mi giro dall'altra parte. Tié!
